Storia della Criptografia
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Data
documento:
01 Dicembre 2002 |
La storia
Gli albori della storia
La parola criptografia deriva dal greco, ma le sue origini
sono molto più vecchie, infatti già nell'antico Egitto si trovano
i primi testi volutamente modificati allo scopo di renderli incomprensibili.
Alcuni di questi testi sono stati trovati nella tomba del faraone Knumotete
II vissuto intorno al 1900 AC.
Le prime vere e proprie tecniche criptografiche, di cui si
ha testimonianza risalgono al popolo spartano nel 400 AC circa quando venne
utilizzato per la prima volta, per motivi di comunicazione militare, la Scitala
di Plutarco (detta anche lacedemonica). Questo metodo era banalissimo,
ma allo stesso tempo ingegnoso, infatti utilizzava una lunga striscia di pelle,
tela o papiro e un bastone diviso in due pezzi perfettamente uguali. Il primo
bastone restava al Dittatore Spartano, mentre il secondo era dato al comandante
delle sue truppe. La scrittura del messaggio avveniva nel seguente modo: la
striscia sulla quale doveva essere scritto il testo veniva avvolta intorno ad
uno dei bastoni in modo da ricoprirlo interamente, poi veniva inciso il massaggio
tenendo il bastone orizzontale e scrivendo un carattere per ogni giro della
striscia; terminata la lunghezza del bastone si andava a capo continuando il
messaggio. Al termine di questa operazione la striscia veniva srotolata dal
bastone ed inviata al destinatario, che in possesso del secondo bastone compieva
la stessa operazione di avvolgimento della striscia leggendo il messaggio allo
stesso modo in cui era stato scritto. Questo metodo seppur semplice utilizza
uno degli elementi fondamentali della criptografia ossia le chiavi, in questo
caso rappresentate dal diametro dei bastoni. Una terza persona che intercettava
il messaggio non conoscendo il diametro del bastone, non poteva leggere il messaggio
trovandosi davanti una serie di caratteri alla rinfusa. Per esempio il messaggio
"Frase Criptata" diveniva "Feparctarasit"
come nella seguente conversione:
| F E P A |
F
E P A R C T
A R A S I T |
| R C T |
| A R A |
| S I T |
Dall'altra parte del mondo in India nello stesso periodo si
cita la capacità di cifrare i testi tra le 64 doti che una donna deve
conoscere.
L'impero Romano
Con l'espansione dell'impero Romano, Cesare si trova a dover
comunicare con le legioni più lontane del suo esercito senza che però
il nemico venga a conoscenza di questi messaggi, mette allora a punto un codice
particolare che non fa altro che spostare le lettere di poche posizioni facendo
corrispondere, per esempio la D alla A, la E alla B e così via. In questo
modo, il messaggio risulta tanto difficile da decifrare dal nemico, quanto facile
farlo per la legione destinataria del messaggio. Questo metodo viene perfezionato
dagli arabi che utilizzano il codice denominato Atbash che non fa altro
che invertire le lettere dell'alfabeto facendo corrispondere alla prima l'ultima,
alla seconda la penultima e così via evitando così di cambiare
schema ogni volta. La chiave di criptazione e di decriptazione in questo caso
è rappresentata dalla seguente tabella:
| Lettere
in chiaro |
A B C D E F G H I
L M N O P Q R S T U V Z |
| Lettere
criptate |
Z V U T S R Q P O N M L I H G
F E D C B A |
Così, per esempio, la frase "Frase Criptata"
viene trasformata in "Rfzes Ufohdzdz".
Anche l'imperatore Augusto secondo la storia inventò
un metodo di codifica molto più complesso ed efficace di quello di Cesare.
Questo codice faceva uso di una chiave di non facile riproduzione; ogni carattere
del testo da criptare veniva convertito nel corrispondente numero (A=1, B=2,
etc.), stessa cosa veniva fatto per il testo chiave, i numeri generati per la
“Frase in chiaro”, venivano sommati con i numeri generati con la
“Frase chiave”, dopodiché il numero generato, veniva riconvertito
in caratteri., è ovvio che se la somma dei due caratteri supera l'ultimo
carattere dell'alfabeto và sottratto il numero delle lettere dell'alfabeto
stesso. Si narra cha Augusto come testo chiave usasse un passo di Omero.
Per esempio la frase "Frase Criptata" criptata
con la frase chiave "Ecco la chiave" diventa "mudirdusbuzba"
vediamo in dettaglio:
| Frase
in chiaro |
06 16 01 17 05 03
16 09 14 18 01 18 01 |
| Frase
chiave |
05 03 03 13 11 01 03 08 09 01
20 05 00 |
| Frase
Criptata |
11 19 04 09 16 04 19 17
02 19 21 02 01 |
Altro passaggio della storia della criptografia si ha con la
Scacchiera di Polibio, la sua peculiarità è di trasformare
una lettera in una coppia di numeri secondo una tabella, questo metodo permetteva
la comunicazione anche a lunga distanza con mezzi rudimentali come le torce
o i tamburi contando i lampi nel primo caso e i battiti nel secondo; per fare
un esempio si può fare riferimento alla seguente tabella:
|
1 |
2 |
3 |
4 |
5 |
1 |
A |
B |
C |
D |
E |
2 |
F |
G |
H |
I |
L |
3 |
M |
N |
O |
P |
Q |
4 |
R |
S |
T |
U |
V |
5 |
Z |
- |
- |
- |
- |
Quindi ogni lettera potrà essere rappresentata dal numero
della colonna seguito da quello della riga, così, per esempio, la frase
"Frase Criptata" viene trasformata in "1214112451
3114424334113411".
Il medioevo
Con il medioevo la cifratura diventa molto più semplice
e meno matematica, infatti ci si affida a dizionari dove vengono sostituite
intere parole con altre o da segni, metodi che possono sembrare più difficili
da violare al primo impatto, ma con il passare del tempo diventano di facile
lettura; questi codici vengono utilizzati soprattutto nella diplomazia tra i
vari staterelli. Un esempio di questi codici è rappresentato dal metodo
utilizzato dal frate inglese, Roger Bacone, che nel 1200 utilizzava un suo vocabolario
personale, sostituendo ad alcune parole nomi di animali, piante o città.
Più in là l'Arcivescovo di Napoli, Pietro di Grazia, tra il 1363
e il 1365, utilizzava un metodo un po più raffinato, nel quale le vocali
ed alcune consonanti vengono sostituite da simboli e diventano neutre nella
decriptazione del messaggio.
Nel 1378 i sistemi di cifratura dell'Italia settentrionale
vengono unificati da Gabriele Lavinde in un codice che fa uso di un nomenclatore
che contiene sostituzioni di lettere, di parole e l'inserimento di parole neutre.
Ma insieme alla cifratura si sviluppa anche la tecnica del
forzare questi codici utilizzando l'analisi statistica della frequenza di lettere
comuni come le vocali, nascono allora i primi codici che sostituiscono più
simboli ad una lettera eliminando questo problema.
Il quindicesimo secolo
Nel quindicesimo secolo la criptografia ha una forte accelerazione,
un personaggio in particolare fece fare un grosso progresso a questa tecnica
tanto da essere ribattezzato il "padre della criptografia", parliamo
di Leon Battista Alberti. Un amico di Alberti, che lavorava per il pontefice,
gli chiese un aiuto per sviluppare nuove tecniche per criptare i documenti del
Papa e lui accetto di buon grado, inventando un nuovo sistema criptografico
basato su un principio fondamentale della grammatica italiana cioè che
non esistono sillabe senza vocali. La sua tecnica partiva dal presupposto che
in un testo quasi il 50% delle lettere erano vocali, inoltre notò che
la vocale "o" era la meno frequente delle vocali, ma di più
di tutte le consonanti. Infine notò che, se una parola finisce per consonante,
questa non può essere una "t", "s", "c"
o "x". Il suo metodo basato su di un metodo polialfabetico
ed era essenzialmente formato da due dischi concentrici imperniati e liberi
di ruotare, quello esterno diviso in spicchi contenente ognuno una lettera dell'alfabeto
in modo ordinato, con l'esclusione di h, y, k e l'aggiunta dei numeri da 1 a
4, in quello interno invece erano raffigurate tutte le lettere, sempre a spicchi,
e in più la copia "et", disposte in modo casuale, ma uguale
tra il mittente e il destinatario del messaggio.
L'utilizzo è semplice, il mittente e il destinatario
scelgono una chiave rappresentata da una lettera, poi il mittente posiziona
il disco in maniera arbitraria e scrive la lettera del disco interno corrispondente
a quella scelta come chiave, in questo modo il destinatario può uniformare
la posizione del suo disco con quello del mittente. A questo punto il mittente
scrive la parola in chiaro sostituendo ad ogni lettera la corrispondente riportata
nel disco interno. Terminata la parola sposta il disco e ripete le stesse operazioni
fornendo la nuova lettera corrispondente alla chiave.
Ogni parola quindi viene scritta con un alfabeto diverso scelto
arbitrariamente dal mittente tra 24 disponibili, in questo modo è infruttuoso
mettere in atto tecniche di analisi statistica sul documento criptato. Per quanto
riguarda i numeri, Alberti, fece corrispondere ad ogni loro combinazione una
parola in base ad un nomenclatore, parole che rimanevano fisse e che non andavano
codificate nel modo tradizionale, ma risultavano comunque criptate in quanto
venivano scritte sostituendo i numeri alle corrispondenti lettere riportate
sul disco interno.
In Germania pochi anni dopo un monaco dell’abbazia benedettina
di San Martino in Spanheim, chiamato Johannes Trithemius, dopo anni di studi,
realizzo un metodo di criptografia che faceva uso di una tabula recta,
che non era altro che una tabella di tante righe quanto è lungo l'alfabeto,
dove veniva riportato l'alfabeto scalato di una lettera ogni riga, la prima
iniziava con A, la seconda con B, la terza con C e così via. Alla frase
da criptare veniva lasciata uguale la prima lettera, la seconda veniva sostituita
dalla corrispondente della seconda riga della tabula recta, la terza con la
corrispondente della terza, ottenendo così una criptazione polialfabetica
che a differenza del metodo di Alberti cambiava alfabeto ad ogni lettera, in
questo caso però la variazione dell'alfabeto era sempre costante e non
decisa dal mittente come nell'altro caso.
Il sedicesimo secolo
L'apporto di Giovanni Battista Porta, più che dal punto
di vista di nuovi metodi è importante, nella criptografia, come metodi
per il rafforzamento della sicurezza, con trattati sulle chiavi da utilizzare.
Modificò anche il metodo del frate di Spanheim per renderlo più
sicuro utilizzando invece degli alfabeti sfalsati, alfabeti disordinati.
Sella scia di Johannes Trihemius, Gian Battista Belaso utilizza
la tabula recta, ma introduce la frase chiave (detta anche verme letterale).
Questa tecnica è simile a quella del frate, ma invece di utilizzare per
ogni lettera la corrispondenza di una riga della tavola in maniera ricorsiva,
fa la stessa operazione sostituendo ad ogni lettera della frase in chiaro la
corrispondente lettera della tavola scegliendo però la riga che come
iniziale ha la stessa lettera della frase chiave. Per fare un esempio la frase
"frase criptata" criptata con la chiave "ecco la chiave"
diventa "ltchpctrarvae" seguendo il seguente schema:
| Frase
chiave |
E C C O L A C H I
A V E E |
| Frase
in chiaro |
F R A S E C R I P T A T A |
| Tabella |
A B C D E F G H I L
M N O P Q R S T U V Z
E F G H I L M N O P Q R S T U V Z A B C D
C D E F G H I L M N O P Q R S T U V Z A B
C D
E F G H I L M N O P Q R S T U V Z A B
O P Q R S T U V Z A B C D E F
G H I L M N
L M N O P Q R S T U V Z A B C D E F G H I
A B C D E F G H I L M N O P Q R S T U V Z
C D E F G H I L M N O P Q R S
T U V Z A B
H I L M N O P Q R S T U V Z A B C D E F G
I L M N O P Q R S T U V Z A B C D E F G H
A B C D E F G H I L M N O P Q R S T U V Z
V Z A B C D E F G H I L M N O P Q R S T U
E F G H I L M N O P Q R S T U V Z A B C D
E F G H I L M N O P Q R S T U V Z A B C D
|
| Frase
criptata |
L T C H P C T R A T V A E |
Come si può vedere in verticale nella prima colonna
si legge la frase chiave che và ripetuta fino al termine del testo da
criptare.
Altro metodo utilizzato, sempre sulla scia delle tecniche utilizzate
dai suoi contemporanei, è quello di Girolamo Cardano (1501-1576), che
invece di utilizzare una frase nuova come frase chiave, utilizzava la stessa
frase da criptare come chiave riiniziandola ad ogni nuova parola. Questo metodo
anche se molto sicuro aveva il difetto di essere tanto difficile da decriptare
al criptoanalista, quanto ad destinatario, diventando quindi poco pratico.
Lo stesso metodo fu utilizzato dal francese Blaise de Vigenère
(1523-1596), che evitò che il messaggio fosse difficile da decriptare
per il destinatario, la procedura consisteva nel scegliere una lettera e utilizzarla
come iniziale della frase chiave, e poi continuarla con la frase in chiaro,
stavolta però senza riiniziare ad ogni parola, in un metodo un po' più
complesso utilizzava sempre una lettera come chiave, ma utilizzava il risultato
della criptazione traslato di uno come frase chiave. Esemplificando e usando
la V come chiave:
| Frase
in chiaro |
F R A S E C R I P
T A T A |
| Frase
chiave |
V F R A S E C R I P T A T |
| Frase criptata
|
C A R S A H U D B M T T T |
| Frase
in chiaro |
F R A S E C R I P
T A T A |
| Frase
chiave |
V C U U Q V B T I B V V S |
| Frase criptata
|
C U U Q V B T I B V V S S |
Questo metodo risultava abbastanza semplice nell'utilizzo,
ma altrettanto semplice nella decriptazione, infatti conoscendo il metodo bastava
fare tutte le prove fino a trovare la lettera dell'alfabeto utilizzata come
chiave, per questo motivo Vigenère modificò anche la tabula recta
mettendo le righe in ordine modificato (SJFQCOTLUVKHWGANPMXRIYBDZE), in questo
modo però il mittente e il destinatario dovevano essere in possesso della
stessa tabula recta.
A Vigenère si attribuisce anche un altro metodo meno
sicuro, che si avvale di un unica parola come frase chiave, ripetuta più
volte se necessario, la quale riiniziava ad ogni nuova parola della frase da
criptare; questo metodo, al quale fu dato il nome di "le chiffre indèchiffrable",
rimase in uso fino alla prima guerra mondiale.
Il
diciassettesimo secolo
In Europa nascono le Camere Nere, gruppi di persone
che per conto dei loro governi si occupavano di aprire la corrispondenza diplomatica
e militare, leggerla e richiuderla falsificando i sigilli in modo da non dare
adito a sospetti. Questi organi spionistici erano composti oltre che da traduttori,
anche da criptoanalisti che decriptavano i testi per conoscerne il contenuto,
ed il loro compito era di comunicare le notizie più importanti carpite
dalla corrispondenza al governo del proprio stato, il lavoro oltre ad essere
ben pagato, per la sua importanza, era molto apprezzato. E' per questo che lo
sviluppo di tecniche di criptoanalisi si sviluppano molto in questo periodo
rendendo spesso inutili le comunicazioni criptate, questa pratica però
si viene a perdere verso la metà del diciannovesimo secolo con l'avvento
delle democrazie europee.
I codici americani
Nella storia della criptografia spesso prendono parte personaggi
famosi per ben altri motivi, è il caso dell' autore della Dichiarazione
di Indipendenza americana: Thomas Jefferson (1743-1826), che contribuì
allo sviluppo della criptografia con il suo personale metodo che consisteva
in un cilindro di circa 15 cm con un diametro di 4 imperniato ad una base, questo
cilindro era sezionato in 36 dischi dove era riportato l'alfabeto in un ordine
sparso diverso per ogni disco.
Il mittente del messaggio inserisce i dischi nel perno in un
ordine prestabilito con il destinatario (questa è la chiave di codifica),
poi ruota i dischi fino a leggere su un unica riga i primi 36 caratteri del
messaggio, a questo punto a scelta, ma senza ruotare i dischi sceglie un altra
riga e ne riporta tutte le lettere in sequenza ottenendo così una parte
del messaggio cifrato, poi riinizia la procedura utilizzando lo stesso metodo.
Il destinatario, dopo aver inserito i dischi, con stessa sequenza del mittente,
compone la frase criptata e poi scorre tutte le righe fino a trovarne una che
abbia un senso compiuto, che non è altro che la frase in chiaro.
Un altro metodo per utilizzare la macchina di Jefferson consiste
nel tenere fissa la sequenza dei dischi e di utilizzare come chiave lo sfasamento
tra la riga contenente la frase in chiaro e la riga criptata, questo metodo
è ovviamente meno efficiente, ma più pratico dovendo comunicare
come chiave un solo numero invece della sequenza dei dischi.
Nonostante questo metodo fosse molto valido, Jefferson non
lo utilizzò facendosi convincere dell'efficienza di altri sistemi ben
meno sicuri.
I codici
della prima guerra mondiale
Kasiski (ufficiale prussiano del 1800) e Kerckoffs (vissuto,
più o meno nello stesso periodo, in Francia) diedero un apporto alla
criptografia enunciando varie regole, il primo riferite alla criptoanalisi,
il secondo ai metodi di criptografia, particolare interesse suscita la regola
enunciata dal francese che sancisce che un buon metodo per criptografare presuppone
che qualora l'avversario sia a conoscenza del metodo di criptazione di un messaggio,
senza la chiave non possa decifrare i messaggi con esso criptati
Il diciannovesimo secolo porta la radio nelle trincee e quindi
l'esigenza di metodi di criptazione delle comunicazioni molto veloci e senza
l'ausilio di tabelle dischi o altre apparecchiature per la criptazione, facilmente
trafugabili dal nemico.
Nascono così nelle file francesi gruppi di criptografi
e criptoanalisti, più che i primi, furono importanti i secondi che sistematicamente
decodificavano i messaggi delle truppe tedesche prevedendo spesso le loro mosse,
infatti i tedeschi oltre a utilizzare metodi poco efficienti ripetevano spesso
le stesse frasi dando così la possibilità ai criptoanalisti di
ricavare i metodi di criptazione e le chiavi.
Nel 1916 i tedeschi volevano concludere il conflitto con l'inghilterra,
ma l'unico modo per fare ciò era evitare che arrivassero rifornimenti
a questo paese dagli alleati americani, l'unico modo era quello di far schierare
il Messico contro lo stato americano in modo da tenerlo occupato su ben altro
fronte, così il ministro degli esteri tedesco Zimmermann scrisse un telegramma
all'ambasciatore tedesco in america che a sua volta lo inoltrò all'ambasciatore
in Messico. Gli inglesi intercettarono tutti e due i messaggi, li decriptarono
e ne fecero conoscere il contenuto all'America che, come ritorsione dichiararono
guerra alla Germania ponendo fine alla guerra in poco tempo.
I codici della seconda guerra
mondiale
I tedeschi imparata la lezione, nella seconda guerra mondiale
cercarono di sviluppare metodi più sicuri realizzando la famosa macchina
"Enigma", la prima macchina di criptazione e decriptazione elettrica,
si presentava con una tastiera dove si digitava il carattere da criptare, e
una serie di 26 lampadine dove si poteva vedere il risultato criptato, il sistema
funzionava anche al contrario, immettendo il carattere criptato si otteneva
l'accensione della lampadina corrispondente al carattere in chiaro.
Il meccanismo interno era composto da due ruote fisse, con
al centro tre rotori. la ruota fissa di destra aveva 26 contatti collegati tra
loro a due a due, i rotori avevano 26 contatti su entrambi i lati collegati
in modo che ad ognuno di quelli su un lato ne corrisponda uno a caso sull'altro
lato. Sulla ruota di sinistra sono collegati sia i tasti che le lampadine.
La corrente fatta passare con la pressione di un tasto arriva
sulla ruota di sinistra e viene passata ad un contatto del primo rotore, il
collegamento casuale dei contatti sui due lati del rotore fa sì che la
corrente passi al secondo rotore da un contatto in posizione diversa, stessa
cosa succede con il secondo e il terzo rotore. La corrente arrivata sulla ruota
fissa di destra viene rimandata sul terzo rotore sfalsata di un contatto e compie
la strada inversa fino ad arrivare alla prima ruota dove esce illuminando una
delle 26 lampadine.
Ogni volta che viene pigiato un tasto la macchina enigma fa
scattare il terzo rotore, ogni 26 scatti del terzo rotore scatta di uno il secondo
rotore e per ogni 26 scatti del secondo rotore fa uno scatto il primo. I tre
rotori venivano scelti in un gruppo di cinque, ogni rotore poteva essere inserito
in una delle 26 posizioni possibili, ogni disco poteva avere fino a 10 collegamenti
tra il contatto su un lato e quello sull'altro (qualora non vi era collegamento
la lettera, per quel disco, non subiva cambiamenti), quindi la chiave che era
utilizzata per criptare il messaggio si poteva scegliere tra 159 miliardi di
miliardi di chiavi possibili, infatti 60 possibili configurazioni dei dischi
moltiplicati per 17576 posizioni iniziali degli stessi per i 150 mila miliardi
di possibili collegamenti dei contatti porta ad una cifra tanto esorbitante
di chiavi.
Nonostante ciò gli inglesi riescono a decifrare parecchi
messaggi sfruttando uno dei problemi più gravi della macchina, infatti
la chiave scelta doveva essere a conoscenza del destinatario, quindi a lui inviata
e da lui detenuta.
Nel 1944 un sommergibile classe U-Bot 51 della flotta Tedesca,
venne affondato nel mar del Nord dalla flotta reale inglese. Dai resti del sommergibile
fu estratto un’esemplare della macchina “Enigma”, usata dallo
stato maggiore tedesco per inoltrare gli ordini e piani al proprio contingente
militare che si trovano in mezzo al mare o in mezzo al deserto Africano. Con
l’appropriazione dell’esemplare della macchina Enigma, da parte
dell’esercito inglese, quest’ultimo poté intercettare e decriptare
gli ordini e quindi anche gli spostamenti dei vascelli nel mar del Nord e delle
truppe nel deserto Libico ed Egizio. In questo modo l’esercito inglese
poteva attivare immediatamente le controffensive e così sferrare attacchi
a sorpresa.
Il famoso generale inglese denominato “The Desert Fox”
( Volpe del deserto), alla fine della guerra e nelle fase finale, era famoso
per la sua astuzia per come riusciva ad anticipare tutti i movimenti delle truppe
Tedesche e dei suoi alleati. Solo alcuni decenni dopo la fine della guerra,
si è saputo che questi era notiziato dallo stato maggiore inglese degli
spostamenti, in quanto la macchina Enigma, in possesso agli inglesi, decriptava
le direttive che lo stato maggiore tedesco inviava alle sue truppe.
Da millenni ormai si utilizzano metodi di codifica sempre più
sofisticati e tecnici, ma nel ventesimo secolo rispunta fuori l'estrosità
della mente umana, infatti l'esercito e la marina americani iniziano gli studi
su un nuovo linguaggio criptato che di nuovo ha ben poco; la peculiarità
di questo codice chiamato "Navajos" è di essere una
lingua vecchia di secoli utilizzata dai nativi del centro america per comunicare.
Dopo il 1941 in seguito all'entrata in guerra questo linguaggio risulta utilissimo
e viene sempre più utilizzato grazie alla sua perfezione data dalla particolare
complessità.
I codici commerciali
Con l'avvento della telegrafia e delle comunicazioni non cartacee
a distanza, nascono nuovi metodi di criptazione legati ai numeri. Uno dei metodi
più semplici era quello della trasposizione a pacchetti, i numeri venivano
pacchettizzati e poi veniva applicata una trasposizione secondo una chiave.
Per esempio utilizzando una chaive "35421" un numero "1234567890"
veniva prima pacchettizzato in "12345" e "67890", veniva
applicata la chiave ai due pacchetti spostando i numeri in modo da ottenere
"35421" e "80976" e infine ricomposto in "3542180976".
Altro metodo utilizzato allo stesso scopo riprende un po' il
metodo della scitala di Plutarco pacchettizzando il numero riportando ogni pacchetto
su una riga e ricomponendolo seguendo le colonne. Per esempio il numero "12345678901234567890"
viene pacchettizzato e disposto in colonna come segue:
leggendo i numeri seguendo le colonne si ottengono i pacchetti
"1616", "2727", "3838" e "5050", unificandoli
otteniamo il numero criptato "1616272738385050"
I codici dell'era digitale
Nascono i primi computer e la storia della cifratura arriva
ad una svolta, la IBM leader incontrastata dell'industria dei computer, insieme
a macchine sempre più potenti ed innovative realizza un nuovo metodo
di cifratura il DES (Data Encryption Standard), questo è il
primo standard che invece di nascondere testi nasconde informazione digitale.
Con il metodo DES i dati vengono divisi in pacchetti da 64 bit (corrispondenti
ad 8 caratteri), ad ogni pacchetto viene applicata una trasposizione in base
ad una chiave di 64 bit ed infine per 16 volte viene applicato un algoritmo
matematico, bisogna fare il procedimento inverso per decriptare i dati. Il difetto
peggiore di questo sistema è l'unicità della chiave, è
quindi necessario che il destinatario del messaggio ne sia in possesso, la sicurezza
è abbastanza buona anche se non eccezionale visto che le chiavi possibili
sono 256.
Pochi anni dopo nasce un altro algoritmo di cifratura ben più
potente: l'RSA. Questo algoritmo si basa su una funzione prodotto di
due numeri primi che moltiplicati compongono la chiave pubblica e una chiave
privata, questo algoritmo è molto robusto in quanto le probabilità
di decifrarlo sono bassissime rispetto al DES e la presenza di chiavi asimmetriche
rende semplice la loro comunicazione che anche qualora vengano intercettate
non permettono la decriptazione del messaggio.
Infine un metodo di criptazione non finalizzato alla impossibilità
di leggere il contenuto, ma bensì a renderlo leggibile solo a colui che
realmente vuole leggerlo è l'algoritmo ROT-13 che non è
altro che la rivisitazione in chiave moderna del codice di Cesare, i caratteri
vengono infatti traslati di 13 posizioni. Lo scopo di questo algoritmo è
che chi incontra questo il messaggio criptato può facilmente decodificarlo,
esprimendo così la sua volontarietà nella lettura.
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